bob Marley e il movimento rasta...

Oggi quando sentiamo il termine rasta pensiamo subito al tipo di capigliatura fatto di treccine annodate, “alla Bob Marley”, pochi però sanno che questo termine indica in realtà un vero e proprio movimento politico-religioso a cui lo stesso cantante giamaicano aderiva.

 

La nascita di questo movimento va ricondotta alla predicazione di un certo Marcus Garvey, che nel secondo decennio del ventesimo secolo in Giamaica vagheggiava il ritorno alla loro terra dei neri strappati dalla schiavitù. Il paese che doveva diventare culla della ritrovata autonomia era l’Etiopia (allora unico stato africano libero dal colonialismo bianco, prima dell’occupazione italiana). Nel 1930 Ras Tafari è incoronato imperatore dell’Etiopia e i seguaci del movimento di Garvey attribuiscono all’evento un significato profetico. Ecco che dal nome di Ras Tafari nasce il movimento rastafariano (poi abbreviato in rasta), che considera l’imperatore etiope (il quale apparentemente non se sapeva nulla) come una figura messianica, una sorta di Dio in terra.

 

Rivoluzionario, anti-bianco, ma anche carico di riferimenti alla Bibbia, il movimento si sviluppa tra i giovani giamaicani e poi si estende tra la gente di colore anche in altri paesi, adottando usanze distintive, come quella delle già citate treccine (più precisamente chiamate dreadlocks) e l’abbondante consumo di ganja, cioè di allucinogeni naturali, che è visto come un vero è proprio rito sacro. La Bibbia è riletta identificando i salvati con i neri, Babilonia con il mondo dei bianchi e la nuova Gerusalemme con l’Etiopia. L’atteggiamento nei confronti della Chiesa Cattolica è polemico, in quanto essa è accusata di connivenza col potere dei bianchi.

 

Bob Marley (1945-1981), ha avuto un ruolo decisivo per la diffusione mondiale del movimento: egli riuscì negli anni settanta a far uscire la musica reggae (sviluppo giamaicano della musica etnica africana, che raccoglie influenze del jazz ed ha la caratteristica di un ritmo fortemente sincopato, “in levare”) dagli angusti confini dell’isola caraibica per portarla alla ribalta della scena mondiale. Le canzoni di Marley sono impregnate di contenuti mutuati dal rastafarismo: Africa unisciti/perché ce ne stiamo andando da Babilonia/e ci dirigiamo alla terra paterna. (Africa Unite). Alzatevi, ribellatevi/ribellatevi per i vostri diritti./La maggior parte della gente pensa/che il bene scenderà dal cielo/porterà via ogni cosa/ e renderà tutti felici/ ma se capiste quanto vale la vita/ badereste alla vostra su questa terra. (Get Up, Stand Up).

La religione è quindi intesa in senso messianico-rivoluzionario, secondo una concezione che non è estranea a molti passi dell’Antico Testamento e la fede si manifesta come lotta per la liberazione: Uniamoci per combattere questo sacro Armageddon/…/Non vi saranno nascondigli dal Padre del Creato/Dico-Un solo amore/un solo cuore/lodiamo e ringraziamo il Signore/e mi sentirò bene. (One Love).

 

Non mancano nella visione di Marley e del rastafarismo elementi di ingenuità (come l’investitura messianica dell’inconsapevole Ras Tafari, morto nel 1975 senza aver lasciato segni significativi del suo passaggio) ed altri non condivisibili (un certa spinta alla rivoluzione violenta, l’uso delle droghe); ciò che invece rimane come elemento di valore è l’aver dato voce ai sentimenti di coloro che abitualmente erano senza voce, della fascia più emarginata e periferica del popolo, degli sfruttati e degli oppressi. In questo senso il riferimento al messaggio biblico non è fuori luogo, anche se ne viene data un’interpretazione parziale. Il reggae, analogamente al blues americano con tutte le sue derivazioni, rientra così nell’ambito di quella musica di protesta che ha attinto ispirazione dall’esperienza vergognosa della deportazione e della schiavitù dei neri, per diventare espressione di ogni desiderio di liberazione e di riscatto.

 

Della carismatica personalità di Bob Marley si ricorda in particolare un episodio: nel 1978, in una Giamaica dilaniata dalla guerra civile egli organizzò un concerto per la pace, a cui assistettero anche i due leader politici degli opposti schieramenti; ad un certo punto del concerto Marley chiamò sul palco i due avversari e li costrinse ad una stretta di mano come segno di riappacificazione pubblica. Quando morì, stroncato da un tumore, nel 1981, il partito conservatore che era in quel momento al governo, benché non fosse certo affine alle idee politiche del re del reggae, gli dedicò una cerimonia di Stato.

   
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