John Lennon

Il fondatore del più importante gruppo rock della storia nacque a Liverpool nel 1940. Il padre lavorava sulle navi e divorziò quasi subito dalla moglie, la quale a sua volta, dovendo lavorare, lasciò che il piccolo John crescesse presso la zia. Egli quindi crebbe di fatto senza genitori. Come se non bastasse, quando Lennon aveva 18 anni, proprio mentre stava riscoprendo il rapporto con sua madre, la vide morire in un incidente. Queste vicende segnarono profondamente la sua personalità, tanto che genialità artistica e fragilità umana in lui rimasero sempre inscindibilmente legate. I Beatles incisero il loro primo disco nel 1962, e nel giro di pochissimo tempo raggiunsero un successo ed una popolarità inusitati. Se le canzoni di quella prima fase erano contraddistinte da una certa banalità di contenuti, a partire dal ’65 si ebbe un’evoluzione nel senso di una profondità maggiore. Il brano che più di ogni altro attesta questo cambiamento è la canzone Help!, composta proprio da Lennon. Si tratta di un brano autobiografico, per ammissione stessa dell’autore, che fotografa perfettamente la crisi esistenziale che egli stava attraversando. Di fronte all’esplosione di un successo planetario, al fenomeno del fanatismo di massa, ai ritmi forsennati e alle ambiguità dello show-business, la canzone appariva come un vero e proprio grido di aiuto, la denuncia di uno stato di solitudine e di smarrimento personale: Aiuto! Ho bisogno di qualcuno/ Aiuto! Non uno qualsiasi/ Aiuto! Sai che ho bisogno di qualcuno. Aiuto!/ Adesso la mia vita è cambiata sotto così tanti aspetti/ La mia indipendenza sembra svanita nella foschia/ E in ogni momento mi sento così insicuro/ So di aver bisogno di te come non ne ho mai avuto prima. La grandezza del Lennon artista stava in questa sincerità assoluta, nella capacità di mettere a nudo le proprie inquietudini più profonde senza nascondersi dietro a maschere rassicuranti ma fittizie. Il senso di prigionia e di inadeguatezza venne espresso più tardi in un’altra canzone attraverso un’identificazione spiazzante: I’m The Walrus (Io sono il tricheco). Quando i Beatles rinunziarono ai concerti per dedicarsi esclusivamente alla composizione in studio produssero i loro dischi migliori. Erano gli anni in cui si sviluppava il rock psichedelico e Lennon ne fu uno dei principali fautori. L’uso delle droghe veniva ritenuto un fattore determinante per lo sviluppo di una maggiore creatività, ma ciò si rivelò ben presto un’arma a doppio taglio. Le condizioni psicologiche di John, a causa di tali abusi, si fecero progressivamente più precarie, andando a lungo andare a scapito della sua stessa produttività artistica. L’incontro con Yoko Ono fu, da un lato, l’elemento che contribuì (assieme a molti altri) alla fine dell’avventura con i Beatles, dall’altro però permise al fragile John di trovare appoggio in una forte figura di riferimento. Erano anche gli anni della contestazione giovanile e Lennon si propose come portabandiera del pacifismo, coniando canzoni-slogan come Give Peace a Chance (scritta durante un bed-in, ovvero una settimana di propaganda fatta in camera da letto con la nuova moglie, davanti ai giornalisti). Bisognoso ormai di una radicale disintossicazione dalle droghe si affidò, insieme a Yoko, alle cure dello psichiatra Arthur Janov, propugnatore della cosiddetta “Terapia dell’Urlo Primordiale”, consistente nel regredire alla dimensione e ai ricordi infantili più dolorosi per recuperare una condizione psichica più equilibrata. Questo viaggio nelle profondità intrapsichiche fu riportato poi da Lennon in un bellissimo disco, Plastic Ono Band, che si apriva con una canzone, Mother, in cui veniva espresso il dramma dell’abbandono da parte dei genitori: Madre, tu hai avuto me, io non ho mai avuto te/Io ti volevo, tu non mi hai voluto/Allora devo solo dirti addio./Padre, tu mi hai lasciato, io non ho mai lasciato te/Avevo bisogno di te, tu non avevi bisogno di me/Allora devo solo dirti addio. Il dolore troppo a lungo represso aveva trovato finalmente una via di sfogo e il passato poteva alla fine essere accettato. Un’altra forma di orfanità, in fondo ancora più radicale, veniva espressa invece nella canzone God, in un modo peraltro molto duro e diretto: Dio è un concetto con il quale/misuriamo il nostro dolore/…/Non credo in Gesù/Non credo in Kennedy/Non credo in Budda/…/Non credo nei Beatles/Credo solo in me/In Yoko e me/Questa è la realtà/Il sogno è finito. Dopo aver chiuso i conti con il passato remoto dell’infanzia Lennon voleva chiuderli con il passato recente (i Beatles), abbattendo tutti i falsi miti, tra cui anche la religione stessa veniva da lui annoverata. In un atteggiamento di radicale disincanto, l’unica realtà su cui fosse possibile fare affidamento appariva così quella della propria esperienza personale e dell’amore a due, sentito come l’ultimo punto di luce in un mondo privo di speranza. L’anno successivo uscì un nuovo disco contenente quella che era destinata a rimanere la sua canzone più celebre e celebrata, Imagine: Immagina che non esista il paradiso/E’ facile se provi/Nessun inferno sotto di noi/Sopra di noi soltanto il cielo/Immagina tutta la gente/vivere per il presente/Immagina che non ci siano nazioni/Non è difficile farlo/Niente per cui uccidere o per cui morire/E nemmeno nessuna religione. Se la canzone God rappresentava una sorta di chiusura dei conti con le illusioni e i sogni del passato, Imagine sembra esprimere invece un nuovo slancio ideale, il nuovo sogno che anima il rinato Lennon del dopo-Beatles: l’utopia di un mondo che conosca l’assenza di conflitti, dove nessuno debba più aspettarsi ricompense ultraterrene perché tutto si rivolge al qui e ora, risolvendosi in esso. Torna di nuovo una valutazione negativa della religione, concepita evidentemente come fonte di intolleranza o di alienazione. L’obiezione che sorgerebbe spontanea a questo punto è se anche questo nuovo sogno non costituisca di fatto un’illusione, ma ecco la risposta nel ritornello: Puoi dire che sono un sognatore/Ma non sono l’unico/Spero che un giorno ti unirai a noi/E il mondo sarà come una cosa sola. L’ultima strofa poi rimanda più esplicitamente alle idee del socialismo utopico: Immagina che non ci sia la proprietà privata/Mi stupirei se ci riesci/Nessun bisogno dovuto all’avidità o alla fame/Una fraternità di uomini. Un sogno di pace e di armonia universale, quindi, anche se sfugge il percorso concreto che possa realizzarlo: cosa accade quando si riaprono gli occhi e ci si trova nuovamente davanti alla realtà? L’ideale è posto talmente in altro da rivelarsi irraggiungibile (si tratta appunto di un’utopia). Alla fine viene da pensare che, più che la speranza in un possibile miglioramento di questo mondo, Imagine sia in realtà soltanto l’altra faccia del rifiuto di esso. La pace vagheggiata da Lennon assomiglia più al ritorno impossibile ad una realtà pre-natale, piuttosto che a un equilibro faticosamente perseguito attraverso le tensioni e le contraddizioni della vita; è una pace che scaturirebbe dall’annullamento delle differenze in un “tutto” indistinto, piuttosto che da un dialogo che cerca di comporre le esperienze molteplici. Facciamo un esempio: se le diverse identità religiose o nazionali sono motivo di conflitto, direbbe Lennon, annulliamole, piuttosto che affrontare la via di una convivenza nel reciproco rispetto. Nonostante queste semplificazioni le parole di Imagine, nella loro immediatezza e spontaneità, vennero recepite da un’intera generazione che vi si identificò. Il vero poeta è colui che ha la capacità di dare un’espressione compiuta ai sentimenti degli uomini del suo tempo, prima e meglio dei suoi contemporanei; in questo senso John Lennon fu un poeta fino in fondo. Gli ultimi cinque anni della sua vita si ritirò dalla vita pubblica per dedicarsi alla moglie e al figlio Sean: per alcuni fu il segno di un equilibrio finalmente raggiunto, per altri fu un segnale di resa e rassegnazione, un ripiegamento pessimistico nella sfera privata. Una notte di dicembre del 1980 uno squilibrato mentale lo uccise con cinque colpi di pistola, mentre stava tornando a casa. Imagine è tuttora ritenuta, secondo molti sondaggi effettuati su scala mondiale, come la canzone più significativa del secolo appena trascorso.

   
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